Incontro con Balat/Rencontre avec Balat par Savino Bucci

lundi 2 avril 2012, publié par Michel Balat


Domenica 01/11/09

- INCONTRO CON BALAT-
Savino Bucci

Oggi c’e una modalità insolita nella conduzione dei corso : ci sarà un esperto
di semiotica, tanto che il laboratorio è stato posticipato a domani. Ci saranno
in bella mostra le nostre “valigie surreali”, potrebbero essere una indicazione,
un punto di partenza, un’ ispirazione.

Staremo a vedere.

Quello che più mi affascina è la disponibilità alla sorpresa, al piacere che sarà
quello che sarà perché ogni incontro è uno schema libero, non ci sono
coordinate nell’oceano in cui ci incontreremo.

Sappiamo solo che siamo in mare : le rotte ed i naviganti sono una variabile
affidata ai venti, alle sue intenzioni ed al nostro piacere di seguirlo, al verso
che daremo alle vele, all’ apparente casualità, al desiderio di esserci tra le
onde e i marosi, alla consapevolezza che tutto è dentro la sorpresa.

Scarto l’uovo pasquale, la dolcezza della cioccolata non mi fa dimenticare
comunque la bellezza dell’inaspettato ; il dolce del dolce si aggiungerà al
desiderio della scoperta.

II piacere del cioccolato che si somma al piacere della sorpresa.

Mi accorgo, dalle numerose auto parcheggiate lungo la strada, che non saremo soli, non ci sarà solo il mio gruppo :

Vedo altri invitati, altri corsisti, esperti mentre cerco con lo sguardo la
complicità dei miei compagni.

In fondo alla sala c’è un signore avvolto in uno scuro cappotto alla prese con i
suoi pensieri ; se ne sta seduto in uno dei posti, immagino destinato ai relatori :
dev’essere Balat.

Capelli bianchi, di un bianco che non sanno di età, sono semplicemente un
colore e poi un’espressione sorridente, di quelle che non si vedono te ne
accorgi, la cogli solo nel momento successivo solo dopo per la prima volta.

Vedo Florence, la mia ballerina di Flamenco, ci sorridiamo nel breve spazio
che ci separa dall’abbraccio, sono felice di quel contatto e del piacere che si
respira quando si incontrano due anime scoperte.

Ci dondoliamo, stretti, senza guardarci, sentendoci solo, balliamo insieme
l’abbraccio.

Felice dei ricordi e dei legami che siamo e che ci proiettano in quel che saremo, in una traiettoria sicura e penso a quel sasso profumato a forma di cuore che odora l’astuccio in cui tengo le matite e i colori, che dimenticherò di
farle vedere, per mostrarle che l’amo.

Per ricordarle ma, il ricordo spesso non si fa ricordare, si nasconde, si
schernisce per quella apparizione inattesa, si sente falso, come la poesia di
natale in piedi sulla sedia, che non è mai stata una vera sorpresa : puntuale e
scontata.

Sento i suoi capelli sulle guance, mi porta lontano e mi lascio cullare. Si
stacca mi guarda negli occhi e vedo il mio stesso piacere.

Parla francese ed io rispondo italiano, non so cosa dice e non so se sa cosa
dico, ma sento il suo corpo ed in quel contatto diventa chiara ogni parola.

“Je sais quelle est ta valise” mi dice e ridiamo… “Ça me plaît !”

Sono felice che mi abbia riconosciuto più del fatto che le piaccia, come con
la maestra che incontri per strada : è bello che ricordi tuo nome e non se eri
più o meno studioso.

Si volta verso quello che credevo Balat e che presto lo diventerà, lui sembra
sorpreso di tanta effusione, mi presenta..

“Lui è Savino”

“Oh, Savino !”.

Solleva le ciglia a mostrare stupore e meraviglia, all’improvviso spunta quel
sorriso che avevo immaginato quando l’ho visto immerso nei suoi pensieri.
Mi stringe energicamente la mano ed io sono sorpreso di tanta attenzione.
“Tu parles français ?”

So dire : “Je sais Catherine Deneuve”… ride di gusto tirando indietro le spalle
Laura, arriva in soccorso : “Ha letto la tua relazione, ha compreso molte cose
sull’arteterapia, gli è più chiaro il lavoro in Artelieù. Quello che hai critto gli è
stata molto utile.”

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